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I SACERDOTI HANNO AFFIDATO OLGIATE OLONA E I SUOI ABITANTI A MARIA SANTISSIMA, VENERATA COL TITOLO DI MADONNA DEL SANTO ROSARIO NELLA PREPOSITURALE DEI SANTI STEFANO E LORENZO

 

ECCO LE PAROLE DEL PARROCO DON GIULIO BERNARDONI 

 

Oggi siamo qui per presentare a Maria la nostra Supplica con una sola voce: quella della comunità olgiatese.

Prima di questa preghiera vogliamo condividere il suo significato.

La supplica è proprio una preghiera speciale e la prima caratteristica è che va fatta in ginocchio. Non è una invocazione qualsiasi. Pensiamo a quando abbiamo supplicato qualcuno. Nasce da una situazione di grande prova e di forte bisogno, da una condizione in cui il confine della speranza sembra spostarsi sempre più in là.

La supplica però non nasce soltanto da un grande dolore, ma nasce da un grande cuore. C’è un aggettivo che la accompagna: “accoratamente”. Essere accorata significa che ha dentro il cuore di chi supplica. Accoratamente mette proprio insieme dolore e cuore: un grande dolore e un grande cuore.

La supplica insieme porta in sé anche una grande fede. Fondamentalmente si rivolge a Dio. I Santi con Maria Santissima intercedono per noi presso Dio, ma è Dio il destinatario delle nostre suppliche, è a lui che chiediamo la grazia. Supplicando l’intercessione di Maria Santissima insieme al grande dolore, insieme al grande cuore, vogliamo porre l’espressione di una grande fede.

La supplica è intrisa, infine, di una grande umiltà. Costa supplicare. Noi non siamo molto abituati a supplicare, noi non vogliamo supplicare nessuno. Oggi invece siamo qui in ginocchio a supplicare. Il segno esteriore della nostra umiltà, l’essere in ginocchio, rappresenta ciò che siamo. 

Supplichiamo per noi, supplichiamo per i nostri cari, supplichiamo per le nostre famiglie, supplichiamo per coloro che in questo momento sono sul fronte difficilissimo della malattia e della lotta al virus, supplichiamo per tutti coloro che stanno collaborando alla sicurezza sociale, supplichiamo per tutti coloro che generosamente si stanno donando per chi è più debole, più fragile, per i più anziani, per le persone sole, per chi è isolato. 

Supplichiamo il Signore!

La supplica è preghiera, ma nella preghiera a volte bisogna lottare. Sì, bisogna lottare con Dio: anche questa è espressione della nostra fede. La supplica appartiene a questa lotta appassionata: “Signore, io non ti lascio, io non mollo!”. 

La supplica però chiede una confidenza e una fiducia che inevitabilmente devono essere radicali. Non si può dare a Dio un pezzettino di fiducia. Nel momento in cui noi ci fidiamo di Dio, questo diventa sorgente per poterci affidare anche gli uomini, questo diventa forza interiore per esercitare tutta la nostra responsabilità.

Le nostre preghiere non sono formule magiche. La fede in Dio non risolve magicamente i nostri problemi, piuttosto ci dà un’interiore forza per esercitare quell’impegno che in tutti e in ciascuno, in modi diversi siamo chiamati a vivere, in modo particolare in coloro che sono chiamati a arginare e a vincere questo male.

Nella supplica che adesso innalziamo, a nome di tutti, alla nostra amatissima Madonna del Rosario, perché lei la porti davanti a Dio e alla sua misericordia, poniamo il ricordo di tutti i nostri cari, dei nostri malati, degli anziani, dei bambini, delle famiglie, del mondo del lavoro e in modo speciale di tutti coloro che nelle modalità più diverse si stanno adoperando per il bene comune

 

per leggere la supplica cliccare

 

 

               

      parrocchia@stefanoelorenzoolgiate.191.it

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